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"Cose dell'altro mondo"

L'ambasceria di Antonio Emanuele Principe di N'Funta, detto 'il Negrita' (1604-1608) nella Roma di Paolo V

AA.VV.

Editore: Urbaniana University Press Collana: Varia
pp. 144 ISBN: 978-88-401-4005-6
ed. 2003
Formati: 15x21
Prezzo: € 12,50
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Il volume ricostruisce la visita compiuta nel 1608 a Roma da António Manuel, detto “il Negrita”, quale inviato del Re Mpangu-a-Nimi-a-Lukeni (dom Alvaro II), allo scopo di consolidare il cristianesimo nel Congo – il cui territorio all’epoca si estendeva su gran parte del territorio attuale dell’Angola – e prestare ubbidienza alla Chiesa Cattolica. L’episodio – che è stato ricordato con una Mostra documentaria tenutasi a Luanda alla quale hanno concesso l’Alto Patrocinio i Presidenti della Repubblica Italiana e della Repubblica di Angola –, rappresenta un particolare interesse storico trattandosi della missione del primo ambasciatore africano a Roma. Il Negrita arrivò a Roma il 3 gennaio 1608, in stato di salute molto precario. Ospitato in Vaticano, ricevette tutta l’assistenza possibile e a lui si interessò personalmente Papa Paolo V, ricorrendo persino ai suoi medici personali e recandosi più volte a fargli visita. Malgrado ciò, l’Ambasciatore morì nella notte tra il 5 al 6 gennaio. Tutto l’apparato del cerimoniale che era stato preparato per il ricevimento fu quindi utilizzato per il suo funerale. Dopo un lungo percorso per le principali strade di Roma, la salma fu sepolta nella Basilica di S. Maria Maggiore, nella Cappella Paolina, in un tomba provvisoria. Da lì ne uscì nel 1629 per essere tumulata definitivamente in S. Maria Maggiore, in un sontuoso mausoleo con il busto dell’Ambasciatore Antonio Nigrita in porfido policromo scolpito da Francesco Caporale. Il busto si trova ancor oggi nell’Arcibasilica. A 400 anni dalla partenza di Antonio Nigrita verso Roma, la pubblicazione di quest’opera – con testi in lingua portoghese e corredata di apparato fotografico – rinnova le relazioni di tradizionale amicizia tra i due paesi rafforzate, con l’avvento dell’indipendenza, attraverso il massiccio intervento della cooperazione allo sviluppo.