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La Falena

Leggenda in tre atti di Antonio Smareglia su libretto di Silvio Benco

Enrico Elia, Elvio Guagnini (a cura di) - Gianni Gori (con interventi di)

Editore: EUT Edizioni Università di Trieste Collana: Archivio degli scrittori e della cultura regionale
pp. 87 ISBN: 9788883036163
ed. 2015 eISBN: 978-88-8303-646-0
Formati: Stampa, eBook
Prezzo: € 12,00 Prezzo eBook: € 0,00
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Nato a Trieste nel 1891, morto sul fronte isontino nel 1915, poco dopo l’entrata in guerra dell’Italia e il suo arruolamento nell’esercito italiano, Enrico Elia ha lasciato pochi scritti raccolti dalla sorella e pubblicati la prima volta da Umberto Saba sùbito dopo la fine del conflitto. Scritti che testimoniano le inquietudini e le curiosità di questo personaggio emblematico della cultura triestina di quegli anni. Formatosi nelle università di Vienna e di Firenze, dove preparava la tesi quando interruppe gli studi per arruolarsi, Elia fu ammiratore della cultura nordica, della letteratura e del teatro naturalistici, dell’opera di Verga e della grande letteratura russa dell’Ottocento. Autodidatta, si formò anche una cultura musicale, scrisse novelle considerate da Giorgio Voghera come prove «promettenti», pagine saggistiche, un dramma musicale; armonizzò alcuni Canti popolari della Svezia, della Scozia e della Finlandia e compose un Lento di una sonata incompiuta per flauto e pianoforte. Si pubblica qui il testo di Elia dedicato alla Falena di Antonio Smareglia su libretto di Silvio Benco. Si tratta di una tesina sottoposta all’attenzione di Guido Mazzoni, professore di Letteratura italiana nell’Istituto di Studi Superiori di Firenze: una testimonianza singolare delle curiosità culturali e del gusto musicale di Elia, polemico verso il dannunzianesimo, critico verso il libretto di Benco (del quale peraltro apprezzava la qualità di altri scritti), ammiratore dell’originalità di Smareglia nel panorama musicale contemporaneo italiano ed europeo. In appendice, il Lento per flauto e pianoforte. Piero Gobetti considerò Elia una figura «eccezionale», «uno dei più originali» fra «i giovani triestini che si avvicinarono prima della guerra alla letteratura italiana».