Donatella Fioretti

Dalle Marche all’Europa. Il Diario di Elisabetta Bruti Liberati in viaggio per Londra (1851)

Diario dalla fisionomia ambivalente quello di Elisabetta Bruti Liberati. Da un lato, «scrittura di viaggio» attenta alla descrizione minuziosa di luoghi, cose, usanze, dall’altro, testo che partecipa della natura degli ego-documenti e come tale usato qui per cogliere la fisionomia e l’habitus mentale, altrimenti inafferrabile della gentildonna, che non è alla ricerca di libertà nell’altrove. Ella si muove con due uomini al fianco a fini di conoscenza e di svago e scopre un “mondo nuovo”, radicalmente diverso dal suo, e non solo per il progresso della vita materiale (l’acqua corrente nelle case, per esempio), ma per usi e costumi: l’educazione dei ragazzi in Inghilterra, il ruolo diverso delle donne nel mondo del lavoro in Francia e Inghilterra, l’attitudine al rispetto delle regole in Prussia. Così il viaggio diventa un continuo, implicito confronto tra l’ambiente della Marca e l’Europa, che rafforza in Elisabetta la percezione della propria identità come “italiana” e come donna che registra l’alterità, apprezzandola, ma, si direbbe, è appagata dall’essere la donna che è.