Sabbarese Luigi

Girovaghi, migranti, forestieri e naviganti nella legislazione ecclesiastica

Luigi Sabbarese è professore ordinario di Diritto matrimoniale nella Facoltà di Diritto Canonico della Pontificia Università Urbaniana, giudice esterno del Tribunale di Prima Istanza del Vicariato di Roma, consultore presso la Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli e Referendario del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica. Autore di numerose pubblicazioni, per la UUP ha pubblicato, tra l'altro: "La costituzione gerarchica della Chiesa universale e particolare" (2102) e, con Elias Frank, "Scioglimento in favorem fidei del matrimonio non sacramentale. Norme e procedura" (2010); ha curato, inoltre, "La Chiesa è missionaria. La ricezione nel Codice di Diritto Canonico" (2009); "Coram Sabattani. Decisiones apud Tribunal Flaminium et Bononiense" (2011). È fondatore e direttore dell’annuario "Ius Missionale".

Forestieri, girovaghi, migranti, esuli, profughi, nomadi, naviganti rappresentano dal punto di vista pastorale categorie specifiche di fedeli. Per la particolare situazione di mobilità, essi vengono a perdere il riferimento stabile alle strutture territoriali della Chiesa, rendendo così necessaria una diversa cura pastorale impostata su base personale e regolata da una particolare normativa sia nel Codice di diritto canonico per la Chiesa latina sia nel Codice dei canoni delle Chiese orientali. Il volume precisa i diversi aspetti della personalità giuridica del fedele migrante ed esamina i caratteri che, in ragione della mobilità umana, possono mutare la condizione canonica delle persone nella Chiesa: il luogo di origine, il domicilio, il quasi-domicilio, il rito. Si considera, inoltre, la peculiare situazione dei cattolici orientali che hanno domicilio in territori dove il parroco è assente oppure dove non è costituita una gerarchia orientale propria. Si esaminano, infine, altre situazioni peculiari che riguardano i girovaghi. Le migrazioni possono costituire anche un fattore di crescita, con risvolti positivi tanto da un punto di vista antropologico e culturale quanto teologico e pastorale. I migranti, inserendosi in una Chiesa particolare e collaborando con essa, contribuiscono ad un suo sviluppo più universale laddove la Chiesa particolare, oltre ad impegnarsi a salvaguardare l’identità culturale dei migranti e a consentire loro un’autentica esperienza di vita cristiana, fa essa stessa esperienza della sua unità e cattolicità nella ricchezza delle diversità, acquisendo nuova coscienza del suo essere Chiesa-comunione.