Jesu Pudumai Doss (a cura)

Iustitiam persequere

Contributi del Codice Pio-Benedettino alla disciplina ecclesiastica

Nell’accingermi a presentare questo insieme di contributi nel centenario della codificazione Pio-Benedettina della disciplina ecclesiastica, mi sembra anzitutto doveroso ringraziare la Facoltà di Diritto Canonico dell’Università Pontificia Salesiana, in particolar modo la persona del Decano della medesima Facoltà, per aver pensato a questo contributo intitolato: “Iustitiam persequere (Deut 16,20)”. La prima codificazione del 1917 fu vista come una felice innovazione tecnica al servizio della tradizione dell’unità della Chiesa, in continuità con il diritto classico, passando da una mole poco ordinata di fonti a un testo unitario, perfettamente sistematico, espresso in un linguaggio tecnico e preciso che aspirava a contenere in modo completo la legislazione della Chiesa universale, seguendo in questo il modello dei moderni codici secolari. Quest’opera collettiva, da quanto ognuno potrà personalmente appurare, ha cercato di analizzare le varie tematiche del Codice del 1917 in modo esaustivo e coerente. Essa compie un servizio alla formazione degli operatori della scienza canonistica affinché il diritto della Chiesa, intreccio di quello divino e umano, sia sempre di più conosciuto, approfondito e vissuto nelle realtà ecclesiali locali e nella vita dei Christifideles. Mi piace concludere questa mia breve presentazione ricordando che i due ideatori dei due Codici della Chiesa, cioè san Pio X e san Giovanni Paolo II, sono stati due Papi elevati agli onori dell’altare, canonizzati cioè a modello di vita cristiana. Non sono forse, essi, espressione concreta e fattuale della finalità ultima delle leggi della Chiesa, ossia la salus animarum? (dalla Prefazione di Sua Em. Card. Francesco Coccopalmerio, Presidente del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi).