Giuseppe O. Longo, Walter Chiereghin (a cura di), Paolo Quazzolo (con un saggio di)

La stagione dei viaggi

Giuseppe O. Longo ha sostenuto in più occasioni che gli esseri umani sono creature della narrazione che vivono in bilico tra una realtà soda e scabra, inconoscibile, fornace ribollente di perturbazioni, richiami e colori. Nei drammi raccolti in questo volume, Longo riprende, mettendo in opera i suoi duttili e affilati strumenti linguistici, un dialogo mai interrotto – con sé stesso e con i lettori – alla ricerca, inesausta e sempre rinnovata, del senso che sta nelle cose e negli esseri umani ma, che appena intravvisto ci sfugge, e accresce il rovello apprensivo del domandare e del narrare, lo spasimo di essere umani. Incerti tra i valori rassicuranti del passato e un futuro di semidèi, tormentati dal pensiero, prigionieri delle parole, schiavi dell’interpretazione, smarriti in un lungo corridoio di specchi affacciati: siamo al centro di un grande, incomprensibile rimbombo che è la lingua del mondo, frenetica e densa, segreta e appassionata, una lingua che è nelle cose e nella luce e nel mare e che non cessa di essere parlata. E quella lingua vorremmo parlare correntemente, ma non ne siamo capaci. Allora ci costruiamo altre lingue, e qui Longo si rivela un maestro capace di trarre dai suoi registri le parole per narrare il grottesco, il tragico, l’orrido e il comico con rara proprietà espressiva, alternando con uguale perizia i generi e i linguaggi, fornendo a ogni pièce una profondità inquietante e pensosa, come di un enigmatico caleidoscopio che pesca nel passato e si protende verso un futuro tormentato.