Adriano Alessi

Sui sentieri dell'assoluto

Introduzione alla teologia filosofica

L’uomo contemporaneo, forse più che in altri tempi, è attanagliato da una crisi profonda. Un travaglio epocale che investe ogni sfera dell’esistenza. Sia a livello di vita associata, sia sul piano individuale l’uomo d’oggi rischia di perdere la propria identità e, con essa, la propria anima. Al fine di ritrovare se stesso l’uomo ha bisogno di operare uno sforzo colossale. enendo in mano la lanterna di Diogene necessita di riandare alla scoperta della sua essenza, riconoscendosi nella sua dimensione di frammento atipico dell’universo. Ha bisogno di percepirsi nella sua grandezza e miseria, nei suoi aneliti di salvezza e nelle sue paure inespresse. Ha bisogno soprattutto di cogliere l’insufficienza della pretesa di farsi redentore di sé. In un mondo senza Dio la lanterna di Diogene si è trasformata nella lampada del folle del villaggio che grida la propria certezza che l’Assoluto è morto. Morto perché l’uomo l’ha ucciso. Morto, perché l’umanità ha espulso il divino dal proprio mondo e si è data a mercanteggiare le parvenze di una libertà senza limiti a prezzo della svendita della propria interiorità. Nelle tenebre del nichilismo come nella caligine di un’esistenza appiattita la lanterna del folle deve trasformarsi in nuova sorgente di luce: la fiaccola di chi ha capito che, per redimersi, l’uomo ha bisogno di decentrarsi, poiché solo aprendosi al totalmente Altro può ritrovare le proprie origini più vere e, nel ritrovamento della propria identità, rinvenire la propria salvezza. È la fiaccola dell’«homo viator», pellegrino dell’Assoluto: fiaccola che è, in pari tempo, frutto di grazia e conquista dell’umana intelligenza che, postasi sui sentieri dell’uomo, si ritrova alla fine sui sentieri di Dio. L’itinerarium hominis in hominem si conclude dunque nell’itinerarium hominis in Deum: un percorso arduo ed esaltante da intraprendere con slancio e costanza; un sentiero che costituisce l’unica via lungo la quale l’uomo può connaturalmente dirigersi verso l’Assoluto o, meglio, attraverso la quale l’Assoluto lo attira a sé.