Girolamo de Miranda  

Una quiete operosa

Forma e pratiche dell’accademia napoletana degli Oziosi. 1611-1645

Partendo dal concetto di accademia come luogo di legittimazione di élites, questo libro è presentazione e analisi di un compromesso, nato all’insegna del “gioco” e della simulazione della realtà, tra forze potenzialmente centrifughe nella Napoli della prima metà del Seicento: il sodalizio partenopeo degli Oziosi. In nome della comune aspirazione all’otium, realtà diverse scesero in agone tra il 1611 ed il 1645 allo scopo di affrontare problematiche letterarie, per studiare e dilettarsi in modo innocente e, in maniera meno ingenua, per studiarsi reciprocamente, quindi – come in un minuetto, in una danza dai calcolati passi – per misurarsi sempre più in concretezza. La storia delle pratiche Oziose, per cittadini e regnicoli, è stata proprio questa: il tentativo della creazione di un tessuto dalla trama composita ma compatta – un sogno per la corte vicereale e spagnola, come per la comunità ecclesiastica e l’aristocrazia di seggio ed extra sedilia, infranto dalla rivolta di Masaniello – fortemente voluto (dopo l’abbandono del campo, nel 1615, del viceré Lemos) da una delle personalità partenopee più interessanti ed inquiete del tempo, Giovan Battista Manso, e dalla parte – per tanti versi – più mobile e curiosa della potente nobiltà meridionale, la citata aristocrazia di fuori seggio. L’ambizione politica era così tutt’uno con le pretese dell’esercizio poetico (con o senza l’emulazione tassiana, sovente nel recupero della letteratura latina), della sperimentazione teatrale (meno dellaportiana di quello che si può credere), della teorizzazione scientifica (lontana dalle novità galileiane) o delle costanti manifestazioni di abilità oratoria (tra paradossi dell’elocutio e del concetto e severa espressione della predicazione religiosa). Tratti da archivi – e, in specifico, prezioso si è rivelato il fondo antico dell’Archivio del Monte Manso di Scala a Napoli – e da biblioteche, da stampe, opere comuni o da riconsiderare, a completamento del libro sono riprodotti, in appendice (trascritti secondo criteri di filologia moderatamente conservativa) alcuni documenti essenziali. A corredo è infine una “galleria” Oziosa di immagini, piccola collezione di ritratti, frontespizi e imprese (aperta dalle belle incisioni di Francesco Curti, tavole de La corte accademica di Borselli): una rara possibilità di entrare otticamente nelle sale di un sodalizio secentesco italiano.